Il progetto per la realizzazione del primo impianto da golf in Montenegro è un campo a 9 buche che mira a trasformare questa splendida valle, nella località di Donje Lipovo nel comune di Kolasin, in una destinazione esclusiva per gli appassionati di golf e per i turisti che desiderano vivere un’esperienza unica immersa nella natura. Il Golf Club Brskovo sarà sviluppato con un’attenzione particolare all’integrazione del percorso nell’ambiente circostante, rispettando la flora e la fauna locali.
Il progetto restituisce immediatamente la sensazione di un campo pensato con maturità, dove ogni scelta sembra nascere da un dialogo attento con il luogo prima ancora che da una volontà compositiva autonoma. Non è un campo “disegnato sopra” il territorio, ma un sistema che si inserisce con naturalezza, sfruttando le linee esistenti, le lievi ondulazioni e soprattutto la presenza dell’acqua come elemento generatore.
L’impianto complessivo è molto equilibrato. Il routing delle 9 buche appare compatto ma mai forzato, e soprattutto riesce a evitare uno degli errori più frequenti nei campi di questa scala: la ripetitività. Qui invece si percepisce una chiara volontà di costruire una sequenza varia, dove il giocatore è continuamente stimolato a cambiare approccio. Le direzioni di gioco alternano dog leg a destra e sinistra, riducendo interferenze e aumentando la leggibilità del percorso. Questo rende il campo fruibile e piacevole sia per chi lo gioca per la prima volta sia per chi lo frequenta abitualmente.
Uno degli aspetti più riusciti è senza dubbio l’uso dell’acqua. Non è mai inserita come elemento puramente estetico o punitivo, ma diventa parte integrante della narrazione del campo. In alcuni punti accompagna il gioco, in altri lo definisce, in altri ancora lo mette in tensione. La sua presenza è progressiva e calibrata: non intimorisce il giocatore medio, ma allo stesso tempo introduce quelle scelte strategiche che rendono memorabili alcune buche, soprattutto nella parte centrale del percorso. È un uso maturo, che dimostra consapevolezza progettuale.
Dal punto di vista strategico, il campo sembra costruito con una logica molto chiara: essere accessibile senza essere banale. I fairway appaiono sufficientemente generosi da non penalizzare eccessivamente, ma al loro interno si leggono linee di attacco differenti, che premiano chi sa scegliere e non solo eseguire. I bunker non sono mai messi “per punire”, ma per suggerire una strategia, per orientare il gioco. Anche i green sembrano pensati in questa direzione: difesi, ma non criptici; tecnici, ma leggibili. Questo equilibrio è fondamentale per dare longevità al campo.
Molto interessante anche il rapporto con l’edificato. Le unità residenziali sono distribuite lungo i margini in modo ordinato e mai invasivo. Non entrano in competizione con il gioco, non disturbano le visuali principali e, soprattutto, non frammentano il paesaggio golfistico. Questo è un punto spesso sottovalutato, ma qui è gestito con sensibilità: il campo resta protagonista, mentre l’edificato ne valorizza il contesto senza comprometterlo.
La zona servizi è ben risolta. La clubhouse e l’area pratica sono posizionate in modo logico e funzionale, con una partenza chiara e intuitiva. Il driving range è correttamente separato ma visivamente connesso, e questo contribuisce a creare un senso di insieme senza generare confusione. Sono scelte che, oltre a funzionare in fase progettuale, diventano determinanti nella gestione quotidiana del campo.
Nel complesso, ciò che emerge è un progetto che non cerca effetti spettacolari fini a sé stessi, ma costruisce qualità attraverso l’equilibrio. C’è una coerenza di fondo tra paesaggio, gioco e sviluppo, e questa coerenza è ciò che nel tempo farà la differenza. È un campo che potrà crescere bene, maturare, migliorare con l’uso, senza perdere identità.
Se dovessi sintetizzare il carattere del progetto, direi che è un campo elegante, intelligente e profondamente radicato nel suo contesto. Uno di quei progetti che non gridano, ma che restano.

















